I templari a Piacenza

§ Parte 1

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«Il canonico Campi descrive la meravigliosa costanza del Gran Maestro di essi Templari ( Jacques de Molay), il quale abbruciato vivo inParigi con altri Cavalieri dell’Ordin suo, non cessò fino all’ultimo di protestare davanti a Dio, ed agli uomini, che morivano innocenti. Ma non saprei dire con quale fondamento persuader egli ne voglia che Piacentino fosse di patria, e lo chiami Fra Giacomo Mola da Montecucco (...). Il Crescenzi lasciò scritto che de’ Platoni Conti di Montecucco fu già celebre Giacomo da Piacenza, soldato di valore, Cameriero del Papa, e Gran Maestro dell’Ordine Templare».

Questo sintetico brano, tratto dalle Memorie storiche del Poggiali (1721-1811), accenna ad un’antica e suggestiva leggenda secondo cui Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, sarebbe stato in realtà un cavaliere piacentino, inizialmente conosciuto come Giacomo Mola da Montecucco o come Giacomo da Piacenza: salito di grado nella gerarchia del Tempio, Fra’ Giacomo si sarebbe infatti trasferito in Francia, assumendovi il governo dell’Ordine e subendone in prima persona la drammatica caduta e la violenta soppressione. Tale racconto, ampiamente favolistico, fu pubblicato per la prima volta nell’Historia Ecclesiastica del canonico piacentino Pier Maria Campi (1569-1649),che sovrappose l’identità del Gran Maestro francese, arso sul rogo a Parigi nel 1314, con la più modesta figura del cavaliere Giacomo da Montecucco, Precettore templare della Lombardia, coinvolto nella cessione del Tempio di Piacenza al vicino convento domenicano di San Giovanni, nel 1304. Autentico “patriota di municipio”, ed abile maestro di manipolazione fanta-storica, il Campi si impegnò a fondo per individuare l’alba e il tramonto dell’epopea templare entro i confini della nostra città: non contento di aver proclamato la piacentinità dell’ultimo Gran Maestro, egli ripropose infatti la medesima origine anche per il fondatore dell’Ordine, il cavaliere Hugues des Payns, identificato appunto con il nobile piacentino Ugo dei Pagani. Anche in questo caso, la leggenda venne impostata sulla trasfigurazione di una modesta base storica: gli archivi cittadini riscontrano infatti l’esistenza di un tale personaggio, che tuttavia non viene indicato come condottiero dei Templari, bensì come semplice fondatore del complesso ospedaliero della Misericordia (attuale chiesa di San Giuseppe presso l’Ospedale Civile), in seguito accorpato alla giurisdizione del Tempio.

Un insediamento precoce

A prescindere dalla creatività letteraria del Campi, è tuttavia probabile che l’insediamento dei Templari a Piacenza si sia verificato a breve distanza dalla fondazione stessa dell’Ordine (1119), entro la metà del secoloXII. E’ noto infatti che i Templari si costituirono come milizia «monastica» per la difesa dei pellegrini cristiani in Terrasanta, prendendo nome dal Tempio di Salomone a Gerusalemme, dove ebbero la loro prima sede. Fin dagli albori della sua storia, l’Ordine svolse tuttavia il proprio compito anche in Europa, ramificandosi lungo iprincipali cammini di pellegrinaggio e insediandosi di preferenza presso porti, snodi stradali e importanti piazzecommerciali. In tale contesto, la felice attestazione logistica di Piacenza non fece eccezione. L’arrivo dei Templari nella nostra città viene tradizionalmente riferito al 1127, data cui si farisalire appunto la fondazione della chiesae del convento di Santa Maria del Tempio, innalzati a dellaprima cerchia muraria d’età comunale (sul tracciato divia San Giovanni), presso l’attuale piazzetta della Prefettura. Aquesta prima attestazione avrebbe poi fatto seguito il progressivo accrescimento del patrimonio urbano e fondiario dell’Ordine, che in città arrivò infatti ad incamerare la chiesa di Sant’Egidio con il vicino ospedale della Misericordia, ottenendo inoltre vasti appezzamenti agricoli e sedi succursali nel contado, con particolare concentrazione per le zone di Rottofreno e Fiorenzuola. L’incremento del patrimoniotemplare piacentino si accompagnò in parallelo alla progressiva affermazione sociale ed istituzionale dell’Ordine, che si guadagnò infatti gli appoggi e l’adesione di molti oligarchi cittadini, in particolare tra i membri della famiglia Da Fontana. Nel merito, è interessante ricordare che la chiesa dei Templari servì addirittura come sede assembleare del Comune, ospi-tando nel 1187 e nel 1250 le con-sultazioni per la nomina deinuovi Consoli.

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