I templari a Piacenza

La caduta e il processo
§ Parte 2

Temo di lettura2

Nel corso dei suoi due secoli di esistenza, l’Ordine del Tempio travalicò le originarie finalità etiche e cavalleresche per le quali era stato fondato, assecondando sempre più una vocazione temporale ed economica che lo portò a diventare il più grande sistema bancario d’Europa, fondato sulla disponibilità di un ricchissimo patrimonio immobiliare e monetario. In virtù di tali ricchezze, i Templari vennero chiamati spesso a finanziare le iniziative politiche e militari di intere nazioni, prestando ingenti somme ai relativi sovrani; tra questi monarchi figurava anche il re di Francia Filippo il Bello, il quale, fortemente indebitato con il Tempio, nel 1307 giunse a pianificarne la repentina soppressione con la complicità del papa Clemente V. Solo pochi decenni prima una tale cospirazione contro il potentissimo Ordine Templare non sarebbe stata nemmeno immaginabile, ma in quel momento, nei primi anni del Trecento, la situazione politica dell’Occidente cristiano era profondamente mutata: la conquista saracena di San Giovanni d’Acri (1291), ultima cittadella cristiana in Terrasanta, aveva infatti concluso la stagione delle Crociate, rendendo di fatto obsoleta l’esistenza stessa dei Templari; inoltre, il trasferimento della sede papale ad Avignone(1305), in Provenza, aveva inaugurato una lunga lista di pontefici d’Oltralpe, strettamente soggetti al volere del re di Francia. Consapevole di tali vantaggi, Filippo il Bello poté quindi ordire il complotto in tutta sicurezza: per suo preciso ordine, il venerdì 13 ottobre 1307 i magistrati di tutte le città francesi provvidero all’arresto dei Templari residenti nei circondari di pertinenza, sottoponendoli poi a tortura con le strumentali accuse di eresia e blasfemia. La dura detenzione e le continue sevizie portarono ben presto a disperate confessionidi massa, di fronte alle quali la Chiesa avignonese ebbea sua volta il pretesto perprocessare e condannare l’intero Ordine Templare, ormai screditato in tutti i territori della Cristianità. La repressione papale coinvolse naturalmente anche Piacenza, dove furono tratti in arresto almeno sette cavalieri del Tempio, successivamente processati a Ravenna nel maggio-giugno 1311. Per loro fortuna, il procedimento venne condotto dal mite arcivescovo Rinaldo da Concorezzo, il quale rifiutò categoricamente il ricorso alla tortura preferendo invece un oggettivo esame delle testimonianze raccolte sul conto degli imputati: poiché le dichiarazioni a loro favore risultavano numerose ed affidabili, il suo verdetto fu di assoluzione, ed i sette Templari piacentini ebbero salva la vita. L’esito del processo ravennate non valse tuttavia ad impedire la definitiva caduta dell’Ordine, sancita dal rogo dell’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay (1314), né il conseguente sequestro di tutte le sedi e proprietà del Tempio: in analogia con quanto avvennenel resto d’Italia, anche a Piacenza il patrimonio templare passò nelle mani dei Cavalieri di Malta, con l’eccezione dell’antico complesso monastico di Santa Maria del Tempio, già ceduto ai vicini Frati Domenicani findal 1304. La chiesa e il chiostro dei Templari sono ancora esistenti, benché inglobati nel convento di San Giovanni e completamente trasfigurati rispetto allaloro originaria condizione architettonica: dell’antica chiesa si riconosce soltanto una piccola monofora di mattoni, aperta sulla piazzetta del Tempio, di fronte alla Prefettura (a fianco del noto negozio di dischi Alphaville).

Fine.

INDIETRO