Il sistema difensivo

Le mura di epoca comunale

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E' con questo primo articolo che inauguriamo la sezione "La città che cresce". Questo spazio vuol rappresentare una sorta di "diario di bordo" in cui riporteremo tutti gli avanzamenti del progetto Piacenza medievale.Come logica vuole il primo elemento urbanistico a cui ci siamo approcciati per inziare il lungo percorso di ricostruzione digitale è rappresentato dal sistema difensifo. Esso rappresenta l'elemento che identifica e definisce lo spazio urbano e segna l'inizio della campagna e, più banalmente, è il primo elemento che un ipotetitco visitatore avrebbe incontrato durante una suo passaggio in città.

Durante la sua fase libero-comunale (secc. XII-XIII) Piacenza visse una travolgente espansione demografica e urbanistica, che nell’arco di soli due secoli portò la città a quintuplicare la sua estensione, fino alla copertura del centro storico attuale entro la prima metà del Trecento. Testimonianza di questa crescita, tanto repentina quanto caotica, sono le numerose cinte murarie (almeno tre, con andamento pressoché concentrico) progressivamente innalzate dal 1135 al 1324, nel vano tentativo di contenere la prepotente espansione edilizia indirizzata soprattutto verso sud. La prima di queste cinte fortificate fu costruita tra il 1135 ed il 1140 su iniziativa del giovane Comune piacentino, intenzionato ad incorporare i borghi cresciuti in precedenza all’esterno delle antiche mura romane. Le difese del secolo XII, riadattate e modificate più volte in conseguenza delle guerre contro il Barbarossa, correvano grossomodo lungo questo percorso, assai irregolare: via G. Verdi, via S. Giovanni, vicolo della Molineria di S. Giovanni, via S. Bernardo e via S. Bartolomeo, raggiungendo così l’area dell’attuale Porta Borghetto; da qui continuavano sul retro di S. Sisto attraversando quindi l’area del Campo Daturi, proseguendo a valle della chiesa delle Benedettine, e deviando poi sull’asse di via Tibini-viale dei Mille; da questo allineamento proseguivano verso sud fino al liceo artistico “B. Cassinari”; da questo punto si snodavano verso ovest tra via G. B. Scalabrini e via G. Landi fino a ricongiungersi con via G. Verdi. Stando alle fonti, le mura comunali erano dotate di fossati allagabili (ancora documentati nella metà dell’Ottocento come canali urbani) e di alte torri a presidio delle porte principali. Ulteriori ampliamenti e rinforzi al circuito comunale furono condotti tra il 1218 ed il 1236, sotto il regime podestarile, quando le mura urbane raggiunsero probabilmente l’asse dell’attuale Stradone Farnese. Un breve segmento di questo antico circuito si conserva incastonato nel muro di cinta del liceo artistico su via G. B. Scalabrini: si tratta di una porzione muraria in laterizio di antica fattura, protetta da una ringhiera in ferro e forse riconducibile ad una delle torri laterali alla “Porta dei Ladroni”, così chiamata per il suo utilizzo come carcere per ladri e altri malfattori.

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